Nella storia del pensiero filosofico della modernità europea uno schema espositivo ha dominato a lungo nella descrizione della relazione tra passioni e ragione: le prime sono espressione della vita organica, tendenzialmente inconsapevole e pulsionale, e perciò stesso del tutto irrazionali. La vita spirituale, al contrario, è segnata dal prevalere della razionalità e dal suo dominio. Laddove passioni, là assenza di ragione e, dunque, crisi. Laddove ragione, là governo degli affetti. È uno schema che sarebbe entrato profondamente in crisi alla fine del diciannovesimo secolo, quando la rivolta contro il paradigma razionalistico prendeva forma e la filosofia cominciava a tematizzare la costitutiva appartenenza del mondo pulsionale e passionale all'orizzonte della soggettività... Nella prima parte del libro (Metafisica, passioni e modernità) vengono presi in esame classici del pensiero filosofico europeo che si misurano con il tema delle passioni. La crisi della prospettiva classica si consuma pienamente nel Novecento, della quale si prova a fornire una traccia nella seconda parte del libro (Paura e politica. Il Novecento e la crisi).
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