All'epoca della prima ondata del processo di globalizzazione, precedente alla Prima Guerra mondiale, quando le potenze europee concorrevano per integrare l'Impero ottomano nell'economia capitalistica occidentale attraverso una politica di investimenti infrastrutturali, in particolare nel campo ferroviario, l'Italia fu l'unica nazione che non riuscì ad ottenere dall'Impero concessioni per la costruzione e la gestione di linee ferrate. Il volume fa emergere le ragioni di questo fallimento individuandole principalmente nelle strategie politico-diplomatiche messe in atto durante il periodo della sinistra storica, in particolare dal Ministro Crispi e dall'Ambasciatore italiano a Costantinopoli, Blanc. Mentre Germania, Francia, Inghilterra e Austria davano vita a consorzi bancari transnazionali in grado di raccogliere le risorse di capitali necessarie per finanziare le imprese ferroviarie, l'Italia, incastrata in una visione di alleanze di matrice proto-imperialistica, si affidò alla sola arte della sua diplomazia per supportare le iniziative degli imprenditori italiani, le quali, però, senza un adeguato supporto finanziario, rimasero a un livello di pura progettualità.
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